i Sanniti

La leggenda ce li presenta diretti discendenti dei Sabini i quali, durante una "sacra primavera", avrebbero inviato un gruppo di giovinetti in cerca di nuova dimora. Un toro selvatico, consacrato al dio Marte, fece loro da guida e li condusse nel paese degli Osci, posto nella pianura a levante del Monte Matese, presso la sorgente del fiume Titerno. Qui si stabilirono e, per buon augurio, sacrificarono a Marte il toro condottiero ed in suo ricordo chiamarono Boviano il luogo dei loro raduni. Di qui la capitale dell'antico Sannio. La primavera sacra ( ver sacrum ) era un'usanza primitiva, secondo la quale, bisognava offrire in precedenza agli Dei tutto quanto nascesse nella primavera successiva, frutti, animali, figli e figlie, quale dono per una mancata sciagura. Successivamente i bambini vennero esclusi dal diretto sacrificio, ma coloro che nascevano nella infelice primavera, erano comunque consacrati al dio e, appena divenuti adolescenti, venivano mandati in altre contrade con l'impegno di fondare, nei paesi che conquistavano, nuove sedi per le loro divinità. I Sanniti di Boviano si chiamarono "Pentri" e col tempo, aumentando di numero, si sparsero nei dintorni. Alcuni si stabilirono sui monti d'Abruzzo e diventarono "Caraceni", uomini delle rocce; altri nella valle del Calore e divennero "Caudini"; una colonia, sotto l'insegna dell'uccello di Marte (il pico), assunse il nome di "Picentini". Altri, durante il cammino per la ricerca di un nuovo territorio, incontrarono un lupo che li condusse e scortò per tutto il percorso. Poiché nella lingua osca il lupo era detto "Irpo", i Sanniti di questa colonia da allora assunsero il nome di "Irpini" e si stabilirono lungo le falde orientali del Taburno. Il mito parla poi di Diomede, figlio di Tideo, il quale, di ritorno dalla guerra di Troia, dimorò in queste terre e fondò le più grandi città del Sannio. Fin qui la leggenda, ma la storia, in fondo, non è poi tanto diversa.